sabato, 23 maggio 2009,19:47

 Che gli esami nella vita non finiscano mai, è cosa risaputa. Arrivano quando meno te li aspetti,oppure arrivano belli programmati.

Ci sono esami facili, altri difficili, altri impossibili. Ci sono esami che fai con piacere, altri che proprio non ti vanno giù e altri che ti fai piacere per forza.

Per tutti gli esami ci vuole impegno, costanza e preparazione e per tutti gli esami bisogna essere concentrati.

La maggior parte degli esami mi hanno ridotta a uno straccetto in fase presame, vale a dire in condizioni fisiche pietose: occhi stanchi, occhiaie, dolori articolari da mouse, mal di schiena da sedia, mal di testa da concentrazione e ansia, disturbi del sonno (dormo poco e male) e dell’alimentazione (mangio troppo). Divento sempre intrattabile e calpesto chiunque si metta sul mio cammino. Perdo la calma e la pazienza. Insomma, mamma mia, il ritratto di un mostro.

Su questo esame però, uno di quelli che ho scelto di fare, con interesse e determinazione, ci ho davvero messo il carico da 11. Preparare 3 prove pratiche a cadenza settimanale, 4 libri di teoria e una buona immersione nell’unica lingua che parlo senza studiarla da una vita (il secondo anno delle superiori?), senza smettere di lavorare, programmare per il lavoro, e di occuparmi di me e di casa nostra….è davvero un’impresa titanica.

A presto su questi schermi per sapere se ce l’avrò fatta.

PS: sarà che avevo solo voglia di sedermi di nuovo dall’altro lato della cattedra?

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lunedì, 23 febbraio 2009,13:45

TROOOOOPPPO AZZECCATA!!

Si ringrazia http://www.ecchecavolo.splinder.com/ per il suggerimento!

Jovanotti - La valigia

Tu mi hai guardato con l'occhio di chi vuole,
io non mi feci pregare di più
sentii un calore battermi nel petto
dissi "stavolta non riparto più!"
Poi ti mostrai le foto dei miei viaggi
ti raccontai di un popolo lontano
tu mi hai mostrato il bianco dei tuoi seni
mi hai detto "passami l'asciugamano!"
Nella tua casa i resti di una vita
passata a smettere e ricominciare
nei tuoi cassetti un paio di segreti
pronti per quando me li vorrai dire.
I giorni pesano se sono vuoti
quei giorni invece volavano leggeri
le nostre ombre divennero una
sopra l'asfalto e sopra tutti i muri.

Io sono una valigia
e giro di stazione in stazione
in molti mi trasportano
ma in pochi hanno la combinazione.

Ma chi l'avrebbe detto che la vita
mi sorprendeva come hai fatto TU.
Tu m'hai aperto come una ferita
sto sanguinando ma non ti lascio più,
io non ti lascio più.

Poi ti portai sul ciglio dell'oceano
ti ho detto "Promettimi che mi amerai"
Tu mi hai risposto che anche le ragazze
fanno promesse da marinai.
Ti ho detto "Credi di avermi deluso
ma ti darò ancora più passione
il cuore, il letto, il mondo, l'universo
sospesi in una bolla di sapone"

Tu mi hai insegnato ad amare la mattina,
il pane caldo e la malinconia,
i piedi gelidi sotto al lenzuolo
e che il successo non fa compagnia.

Non vi dirò come finisce la storia
anche perchè non è finita mai
Se
scorre un fiume dentro ad ogni cuore
arriveremo al mare prima o poi.

Io sono una valigia
e giro di stazione in stazione
in molti mi trasportano
ma solo tu hai la combinazione.

Ma chi l'avrebbe detto che la vita
ci travolgeva come hai fatto TU.
Tu m'hai aperto come una ferita,
sto sanguinando ma non ti lascio più,
io non ti lascio più,
no, io non ti lascio più.

Io non ti lascio più
Io non ti lascio più
Io non ti lascio più
Io non ti lascio più

Io sono una valigia
e giro di stazione in stazione
in molti mi trasportano
ma solo tu hai la combinazione.

Io non ti lascio più
Io non ti lascio più
Io non ti lascio più
Io non ti lascio più

Io sono una valigia
e giro di stazione in stazione
in molti mi trasportano
ma solo tu, solo tu, solo tu,
solo tu


Io non ti lascio più
Io non ti lascio più
Io non ti lascio più

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lunedì, 09 febbraio 2009,14:31

Caput Mundi

Metti un weekend che non te ne frega nulla della stanchezza del venerdì sera e parti lo stesso. Metti che nonostante la mancanza cronica di parcheggio, trovi un posto immediatamente perché c'è qualcuno che esce. Metti un weekend in cui nonostante la pioggia ti va di andare in giro lo stesso, e ti accorgi solo dopo di avere due ombrellini colorati con i colori della squadra di calcio della città che visiti....e allora sai che sei davvero IN CAPO AL MONDO!!!!

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mercoledì, 28 gennaio 2009,16:14

Ci ho provato, sono andata sulla neve!

Come dimostrano queste foto (eh si, ci vogliono le prove), nonostante il mio scetticismo mi sono fatta convincere ad andare a passare una domenica sulla neve.

 

 

Le foto in questione dimostrano altresì che non avevo assolutamente l'attrezzatura adatta (motivo base del mio scetticismo), nemmeno un paio di pantaloni impermeabili e i dopo sci, e che farmi convincere da un "dai, noleggiamo tutto lì" è stato un grosso errore. Come si vede, infatti, il noleggio non era ahinoi in possesso di adeguati scarponi dopo sci, ma solo di scarponi da sci o al massimo da snowboard. Il tizio del noleggio doveva essere anche uno sciatore accanito visto che ci ha proposto gli scarponi da snowboard come "morbidi". Secondo lui avremmo potuto agevolmente camminarci su. Certo, come no!

Se sei capace di camminare con le ginocchia piegate come se stessi sciando, e andando ovviamente sempre con la schiena a valle perché hai il piede pendente in avanti già dentro lo scarpone, allora, magari sono pure morbidi e comodi. Ma se hai le mie ginocchia dolenti (altro motivo validissimo per il mio scetticismo), allora magari non sono esattamente un'ottima idea. Io ho retto giusto mezz'ora, poi dolorante sono tornata al noleggio.

A mia discolpa posso solo dire che nonostante lo scetticismo ci ho provato. Ora che l'ho fatto e ho dimostrato che non fa per me, spero di non dovermi distruggere nuovamente le ginocchia (al punto da prendere antinfiammatori per 3 giorni seguenti) prima di poter dire che sulla neve io non ci voglio andare. Non fa per me. Sono nata al mare, e col mare nelle vene. Non c'è niente da fare.

 

 

martedì, 13 gennaio 2009,15:33

Che ho un lavoro che mi fa stare a contatto con la cancelleria l'avevo già detto. Che però questo lavoro mi faceva anche stare a contatto con mille persone diverse no. E nemmeno che questo significa che quando torno a casa mi ritrovo con mille volti, suoni, espressioni facciali, atteggiamenti del corpo (la cosiddetta prossemica, ah quanto mi serve!) e perché no, consigli su cosa vedere al cinema cosa leggere e cosa ascoltare, cosa vedere nel mondo e come arrivarci nel modo più economico possibile (salvo poi scoprire che dietro di te c'è uno che vive nel tuo stesso paese, ma per conoscerlo sei dovuto arrivare fino all'isola di Pasqua, ad esempio!).

Beh queste sono davvero le mie risorse umane: un'espressione un po' cacofonica forse, ma quanto mai azzeccata. Non avevo davvero minimamente immaginato quante risorse potessero avere i miei allievi e quanto potessi ancora sentirmi viva in un posto in cui non posso parlare la mia lingua perché io e le mie colleghe abbiamo bisogno di un comune veicolo di comunicazione per capirci. Oltre alla cancelleria quindi, non ho lasciato nemmeno l'ambiente fantasticamente multiculturale che mi ricorda tanto la grigia Londra, la verde Dublino, e la coloratissima Barcellona.

Fantasticamente lavorare.

mercoledì, 07 gennaio 2009,07:56

Amata/odiata tecnologia

Ve ne racconto una.

Avevo scritto un post fantastico sul mio nuovo concetto di casa. L’avevo scritto qui, direttamente su splinder perché scrivevo di getto, ed è di getto che scrivo meglio!

Ebbene…nel ciccare sul pulsante “pubblica”, mi si è chiuso il browser. Quindi ora il post giace chissà dove nella mia memoria e i miei nervi non riescono a tirarlo fuori!

Ve ne racconto un’altra.

Poco meno di un mesetto fa ho cambiato, a malincuore, il mio software per le gestione della posta elettronica perché quello che avevo mi dava problemi nell’invio della posta (e non nella ricezione) visto che ho cambiato connessione a casa (ho cambiato anche casa, se è per questo.). Non mi piace cambiare i programmi a cui sono abituata e con cui mi trovo bene, perciò l’ho fatto proprio perché dovevo.

Bene. Ieri apro il nuovo programma per scaricare la mia posta e …tataaaan: non solo non c’è più TUTTA la posta scaricata finora, ma non c’è più nemmeno il mio account, i miei dati…non c’è più nulla!

Forse dovrei imparare a salvare le cose più spesso, o semplicemente tornare alla carta e penna. Però con la cara tecnologia oggi ce l’ho davvero tanto!

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martedì, 23 dicembre 2008,12:26

Il Natale a casa nostra

A casa nostra, come spesso era anche a casa mia, i regali di Natale hanno il piacere di restare sotto l'alberello nuovo solo fino ad oggi, perché sono stati appena traslocati in un bustone per affrontare  450Km in macchina e raggiungere un altro alberello dove troveranno pace fino a domani sera, quando saranno aperti con il resto della famiglia.

E così, per non smentirmi mai, auguro a tutti Buon Natale, mentre sul nostro lettone giace ancora la valigia aperta dove lui deve ancora mettere le sue cose che IO ho preparato sul letto. E' ufficiale (ma tanto lo sapevo già): non sono più UNA Valigia, ma DUE...per fortuna in un solo trolley! 

WE wish you a Merry Christmas

lunedì, 22 dicembre 2008,12:45

La cancelleria

Quando ho lasciato l'università per la seconda volta sapendo che sarebbe stata moooolto probabilmente quella definitiva, insieme alla sensazione di soddisfazione per essermi liberata da un peso provavo anche, bisogna ammetterlo, una certa malinconia per le cose che lasciavo.
Incredibile ma vero, non mi dispiaceva solo per le persone che lasciavo, o perché lasciavo il mio status da 'studentessa', ma anche perché lasciavo una cosa che mi è sempre piaciuta: la cancelleria. Si si, proprio penne, quaderni, matite, evidenziatori colorati, raccoglitori ad anelli, copertine... Quando entravo in un negozio e vedevo queste cose mi prendeva la botta di malinconia perché pensavo che non ne avrei più avuto bisogno. E abbandonare la cancelleria significava un milione di cose. Significava abbandonare un immagine che ha accompagnato la mia vita sin da bambina, come la vita di tutti. E quindi abbandonarla significava inevitabilmente essere cresciuti, con quel pizzico di riluttanza a crescere che hanno tutti.
E invece...eccomi qui a fare un lavoro per il quale le penne, le matite, gli evidenziatori, i libri i quaderni e pure le fotocopie...servono eccome!!!!!
Non me lo sarei mai immaginato ma....quando sto uscendo per andare a lavorare non dico "vado al lavoro" ma, ancora adesso, dico "vado a scuola!".  Ho solo cambiato lato della cattedra!

lunedì, 15 dicembre 2008,17:13

Non me l'aspettavo. O forse si.

Non pensavo che avrei ricominciato a guidare così con disinvoltura. Che la guida, dolorini al ginocchio a parte, mi sarebbe anche ri-piaciuta.

Non pensavo che avrei ricominciato a tenere d'occhio i prezzi della benzina, e che avrei preso nota delle spese del meccanico e della manutenzione (perché la mia è una macchiana di quelle che ogni tanto ti lasciano a piedi). Non pensavo affatto che avrei imparato a montare le catene senza neve, per imparare a farlo quando la neve (forse) ci sarà davvero.

A proposito di neve, non mi aspettavo una spruzzata di neve a fine Novembre, e di sicuro non mi aspettavo di dover accettare mio malgrado che i termosifoni vanno accesi anche prima delle 6 di sera, spesso e volentieri.

Con una casa così soleggiata, di sicuro non mi aspettavo di dover trascinare di stanza in stanza lo stendino con i panni, perché fuori piove spesso e non si asciugano mai.

Non pensavo di saper cucinare tutto quello che so cucinare, ma ci sono anche cose che pensavo di saper fare e che invece mi riescono malissimo.

Non mi aspettavo che mi sarei abituata al bagno solo, anche con orari coincidenti prima di andare a lavorare. E non pensavo che avrei preso bene il fatto di impiegare la metà del tempo nelle pulizie di casa.

Non mi aspettavo che avrei avuto tutta la collaborazione che ho, in casa e fuori. Credevo di andare a vivere con un mammone italiano.

Non mi aspettavo che avere due ore di lezione al mattino, tre in pausa pranzo e tre la sera potesse anche piacermi, oltre che stressarmi. Non mi aspettavo di avere un lavoro a tempo abbastanza pieno e riuscire tutto sommato a ricavare tempo per laspesalacasamestessagliamiciisuoceriiviaggiegliinteressi.

Non mi aspettavo di diventare una prof che prepara le lezioni per ogni singolo allievo, pensando esplicitamente a lui/lei.

Non mi aspettavo di andare a vivere in un posto civilissimo, dove se chiami per un guasto arrivano in 10 minuti, e la sanità pubblica funziona e riesci ad ottenere una visita di controllo con solo un mese di prezvviso e le analisi due giorni dopo la richiesta.

Non mi aspettavo che le mie valigie avrebbero preso polvere in un angolo, usate solo (poverine) una volta in due mesi. Non mi aspettavo che per una volta che ci concediamo un un weekend fuori, ci capitasse un incendio domestico da spegnere.

Soprattutto, però, non mi aspettavo che per tutto questo non avrei mai smesso, un solo giorno, di ringraziare.

 

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lunedì, 27 ottobre 2008,17:24

Cosa - mi chiedo – cosa c’è di meglio, per me che sono una valigia vivente, che fare LA valigia di una vita? Intendo dire: cosa c’è di meglio che impacchettare ad una ad una tuuuutte le proprie cose e trasferirle in un’altra casa, in un’altra quasi sconosciuta città, in un’altra regione lontana 450 Km dalla propria?

Di sicuro c’è di meglio!

Cosa?

Farlo senza sapere di farlo, con le valigie aperte sul letto ad aspettare una conferma, che se arriva parto senononparto e separtolofacciofratregiorni e se parto miportodietrotutto o almeno quasi tutto.

Ecco cosa c’è di meglio.

Dal blog mi tiene lontana un lavoro a tempo superpieno, una casa ancora in fieri e una nuova e coccolosissima vita a due. Mi perdonate?

Prima o poi tornerò!

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sabato, 27 settembre 2008,15:24
AVVISO AI NAVIGANTI:
Sono viva e sto bene.
Scrivere al momento mi risulta complicato.
A presto.
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venerdì, 25 luglio 2008,23:34

Terra mia?

Nata lì, residente là domiciliata altrove: è così da diversi anni. Passi per il caos con i documenti o per tutte le volte in cui compilo il modulo e devo specificare almeno due indirizzi diversi, ma in realtà a volte, quando mi fermo a pensarci, i pensieri vanno ben al di là di questo.

Basta poco. Basta un concerto alla tv, e lo vedo alla tv perché sono troppo lontana per poter andare a vederlo dal vivo, anche se ne sarebbe valsa la pena probabilmente. Un concerto di colori, odori e sapori, oltre che si suoni. Suoni di casa…suoni di terra…suoni di famiglia e di radici. Parole e musica della mia infanzia e della mia adolescenza, o forse di più: parole e musica con cui sono nata, e che probabilmente ho ascoltato prima ancora di nascere. Parole scolpite nella memoria, che in gran parte conserva ancora le partiture. A memoria le partiture dopo anni che non le suono: non me l'aspettavo!$

L’orgoglio delle mie origini non tarda a spuntare timido, insieme alle soffuse lacrimucce di commozione per certi passaggi storici e indimenticabili, profuso dalle mie corde vocali che vanno da sole in cucina mentre lavo i piatti, trasudato dalla mia pelle d’oca perché sento suonare insieme artisti di incomparabile esperienza e dalle carriere diverse ma in qualche modo, oggi, convergenti.

Nomi altisonanti nella mia memoria di bambina, nella mia memoria di adolescente, nella mia memoria di sempre. Nomi che mi appartengono, come gli strumenti che vedo suonare, come le partiture che ricordo a memoria, come la rabbia e l’orgoglio di quel popolo da cui sento gridare voglia di riscatto. Perché ne siamo capaci, perché non ci arrendiamo, perché lo splendore di mille popoli veniva dal nostro, perché non è questo che vogliamo.

Terra mia. Senza punto interrogativo. Quando Napoli ce l’hai nel sangue, fosse pure solo per metà, come me, non bastano mille traslochi, residenze, domicili e documenti. La mancanza te la scolpiscono dentro l’aria che lasci, gli odori, i sapori e i suoni che in meno di un attimo ti riportano a casa, come niente fosse. Ti riportano agli scenari spettacolari, ai rumori della strada, ai sapori  della tradizione casalinga, che ti apre le porte e ti fa “trasite trasite”, riportandoti in men che non si dica anche al “dialetto madre”, che non abbandoni nei momenti in cui sei più te stessa.

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sabato, 28 giugno 2008,01:12

Sono pigra. E allora?

Mi piace dormire più di ogni altra persona che mi sta intorno. Per svegliarmi ci vogliono le cannonate (o le coccole col caffè) e mi alzo presto solo se devo fare qualcosa di importante (lavorare, prendere un treno o un qualunque mezzo pubblico)! Che male ci sarà mai? Posso sempre nascondermi dietro l’alibi che sto accumulando sonno ora che posso perché forse un giorno non potrò più! Chissà! Faccio viaggi di continuo ma giro in tondo. Raramente tocco mete insolite e quando succede è un evento. Accumulo biglietti del treno, ultimamente molti meno visto che più o meno uno su due lo devo lasciare in stazione per richiedere il rimborso.

È estate inoltrata da un po’. Sono arrivati i quasi 40 gradi e le ciabattine infradito al piede. Infradito che le prime volte che le metto di ogni stagione mi riempiono di bolle nei punti strategici, ma poi quando passa solo le scarpe più comode del mondo (però se non le usi per guidare è meglio).

Sono arrivati pure i gelati ma per ora non posso mangiarne. Sono arrivati i meloni e posso mangiarne pochi. Questo weekend ha avuto risvolti impensabili. Le notizie bomba arrivano sempre quando meno te le aspetti. Si prevedono viaggi ravvicinati tutto il mese di Luglio, e forse l’ultimo sarà un viaggio che annullerà i viaggi in treno. Non che cancellerà tutti i miei viaggi, anzi, aggiungerà probabilmente una tappa. Ma è molto probabile che annullerà i viaggi in treno.

Siamo nel 2008 da 6 mesi. Lo dico sempre che quando arriva l'estate è un po' come chiudere l'anno, fare il bilancio, fermarsi un po' al mare e poi ricominciare con i propositi per l'anno nuovo come fosse capodanno. Lo dico sempre perché mi capita sempre così. Ora che sono finiti gli anni scolastici e accademici che mi scandivano l'esistenza, forse inizieranno anni lavorativi e le ferie (sperando ce ne siano) saranno comunque il termine di un anno di lavoro.

In sei mesi ho lasciato dietro di me una zavorra di 11 Kg (come dice mio padre: vai dal macellaio, compra 11 Kg di carne e portateli dietro in una busta, poi vedi quanto pesano!:)): come tenere in braccio un bambino di circa un anno e mezzo! In sei mesi ho fatto la valigia 9 volte (una di queste però era una valigia multipla, per 3 viaggi in uno in 15 giorni), ed erano pure valigie di genere diversissimo: soliti viaggi in treno, viaggi in aereo con tappe in treno, weekend in moto, due cerimonie raggiunte una in aereo ed una in macchina… In sei mesi ho scritto prima 120 pagine per vivere la soddisfazione della proclamazione a dottoressa, che ho festeggiato poi con graditissima compagnia. Negli stessi 6 mesi ho scritto altre 15 pagine sullo stesso argomento per vivere la soddisfazione di veder pubblicata parte di quelle iniziali 120!

In sei mesi ho incontrato volti di ogni nazionalità (ah cosa combina l'inglese come lingua veicolo di comunicazione tra popoli di diversa nazionalità che la usano come lingua straniera!), e ho raccontato loro che questa terra è a-pluvia, che le reliquie del santo ce le siamo andate a rubare fino in Turchia, con il beneplacito della chiesa e delle autorità (e poi dicono i napoletani..), che facciamo una festa di 3 giorni a maggio, che la forma dei trulli altro non è che una copia di una splendida forma naturale già esistente in natura, e che torullos non voleva dire nient'altro che cupola e che Federico II fu un furbastro a sposarsi Jolanda di Brienne in seconde nozze per regnare su Gerusalemme senza dover fare una crociata. Ci sono immagini di me in tutto il mondo, nelle loro foto e nei loro video. I loro sorrisi, i loro abbracci e le loro strette di mano sono il grazie migliore che si possa avere.

Cos’altro volevo da questi sei mesi? E meno male che sono pigra!

giovedì, 19 giugno 2008,11:56

10 intensissimi giorni

Ho dormito in 3 letti diversi e guidato 2 auto diverse in modo alternato, e litigando abbondantemente con un aggeggio infernale chiamato navigatore che si è rivelato una cosa tutto sommato utile in certe circostanze, anche per me che ero molto scettica.

Ho percorso qualcosa come 3000 Km dei quali poco più di 1000 in dolce compagnia e circa 900 in disperata solitudine in un treno freddo gelido (vedi post sull’aria condizionata!)  e in perenne ritardo! Dopo i primi 500 mi sono emozionata nel vedere due cari amici sposarsi. Ho osservato il loro ricevimento con occhi diversi, perché è inutile negarlo: sembravamo noi due! Ho visto il mio amore “pinzare” un girasole all’occhiello ed entrare nel suo ruolo importante con un pizzico di ansia, ed uscirne con tanta emozione. Ho portato con me nel viaggio di ritorno un bel residuo di dolore ai piedi causa tacchi alti che non porto mai e le immagini dei bellissimi ricordi del giorno prima, tra cui la caricatura degli sposi sulla bottiglia di vino che abbiamo avuto come bomboniera.

Mentre loro partivano per un viaggio di nozze spettacolare e si godevano i primi giorni sulle spiagge bianche con la sabbia che  non scotta i piedi (così dicono), ho consegnato innumerevoli curriculum. Che ci volete fare, è il destino del neo laureato che ha un lavoro a chiamata e cerca di meglio. Ho anche visionato innumerevoli appartamenti, da sola o in dolce compagnia, in affitto o in vendita. Alcuni di quelli in vendita erano bruttissimi, altri bellissimi ma fuori budget, altri ancora una possibile via di mezzo ma troppo lontani come “location". Alcuni di quelli in affitto erano dei tuguri, e anche questo fa parte del destino della giovane coppia in cerca della prima casa in affitto ammobiliato. Ho visto appartamenti con la finestra della camera da letto sulla statale (ma ci sono i doppi vetri…), con l'unico bagno della casa in quella stessa camera da letto. Ne ho visti alcuni vecchi che più vecchi non si può e con la cucina così piccola da avere il frigorifero nel corridoio. Ne ho visto uno bello e perfetto per noi. Troppo bello per essere vero, c'è un inghippo di contratto (storia lunga).  Altri erano carini ma fuori budget, uno forse fattibile ma occupato fino a settembre. Giusto il tempo di guardarci intorno e vedere se esce qualcos'altro. Altrimenti potremo dire di aver trovato casa.

Nel frattempo sono riuscita a portare la mia dolce compagnia a vedere un film al cinema, ad addormentarmi accoccolata a lui nel letto per 9 notti di fila, ad emozionarmi una domenica mattina come non succedeva da tempo.

Che belli questi 10 giorni.

giovedì, 29 maggio 2008,23:01

IO ODIO L'ARIA CONDIZIONATA

Ok, forse sono stata un po' brusca, va bene parliamone...

Arriva l'estate e tutti impazziscono a puntare il condizionatore al massimo (cioè...voglio dire...al minimo, non so come si dice quando lo si punta a 18 gradi se fuori ce ne sono 42 :( )!!

E IO?  SVENGO!

Soffro molto il caldo e sono una persona che suda. E va bene, capita anche nelle migliori famiglie. Ma facciamo un piccolo esempio della mia giornata nei mesi in cui  quando fa caldo ma io non sono ancora in vacanza.

Sono le 9 del mattino, ci sono più di 30 gradi in città. Scendo e cammino per sei isolati con il risultato che quando arrivo a destinazione sono un po' sudata. Fin qui non credo di essere un marziano. Si apre una porta automatica davanti a me e...tatatatan...l'era glaciale! Forse i gradi non sono proprio 18, ma di sicuro l'ambiente è completamente privo di umidità. Le goccioline di sudore sul mio corpo diventano stalattiti, bum, ghiacciate di colpo! E immediatamente dopo...arriva lo stomaco. Tutto rilassato al calduccio fino a un secondo dopo ...e poi di colpo ghiacciato: fa male, crampi. Penso: devo prendere quello che mi serve e sparire da qui subito. Faccio la spesa di corsa prendendo solo cose conosciute e scappando dalle bocchette malefiche sul soffitto. Faccio la coda, pago e...porta scorrevole...ok esco! E....tatatatan ....il deserto del Sahara. Lo stomaco ormai mi urla contro che lo devo lasciar riposare se no lui la colazione me la sputa fuori. Gli dico: hai ragione, scusa. E mi incammino verso i sei isolati di prima pensando che l'altro servizio che dovevo fare non lo faccio, se no devo entrare in un altro negozio glaciale.

La vista mi abbandona: è tutto appannato, le gambe non mi reggono e la sudorazione ormai è composta dalle goccioline dell'andata congelate e scongelate più quelle nuove, indecise se uscire fredde o calde. Il mio cervello deve aver pensato che sono stata per 15 minuti in vacanza al polo nord e si era attrezzato per difendermi dal freddo visto che non avevo un abbigliamento adeguato. Mi viene da vomitare. Mi fermo: ho bisogno di riprendermi. Mi metto all'ombra e ingurgito la bustina di zucchero che mi porto dietro per le emergenze. Mi passa piano piano. Ricomincio a camminare. Arrivo a casa...mi cambio, mi siedo, bevo...e sto meglio. Apro le finestre per fare corrente e il maestrale mi ricorda che sono viva.

Ora dico io: è mai possibile che devo girare con un golfino di cotone in borsetta (per l'occasione un borsone) con 40 gradi e lo devo indossare prima di entrare ovunque e togliere prima di uscire? ed è mai possibile che a Giugno non riesco a fare nemmeno la spesa? dovrò pur mangiare qualcosa...e non posso andare nemmeno al ristorante perché anche lì è arrivata l'era glaciale! Ma non erano meglio i ventilatori di una volta?

 

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domenica, 18 maggio 2008,23:33

Domenica pomeriggio con l’intenzione di ascoltare il silenzio della città che dorme, con la casa vuota e la malinconia di lui che se n’è appena andato, ma i festeggiamenti di alcuni hanno distrutto il momento di gloria.

Sta arrivando l’estate di corsa, o comunque è proprio primavera inoltrata. Roba da piazzare di nuovo la sdraio fuori al balcone, e magari mi abbronzo pure un po’ in vista di queste cerimonie a cui devo andare (per sapere quanto mi piace andare alle cerimonie leggete QUI).

E mi sono ammalata due volte, e non mi riprendo ancora. Tossisco, respiro male e quindi dormo male.

E in due giorni ho ascoltato e fatto mille discorsi infiniti…e risuonano in testa come parole parole parole..e poi ancora parole.

E guardo la mia stanza sottosopra, la scatola della sua camicia nuova, che non entrava nella sua valigia, e l'etichetta dei suoi pantaloni nuovi, che ha lasciato qui perché gli dava fastidio. Nel bagno ha dimenticato la pasta per capelli (ora sentirà le grida del fratello, visto che l’ha rubata a lui), sul suo accappatoio e sui miei vestiti c’è il suo odore, insieme al profumo che metto solo quando c’è lui, perché me lo ha regalato lui. Lo conserverò così per un po’. La lavatrice può attendere.

Le parole non servono se abbraccio quell'accappatoio. Non c'è un odore diverso che voglio sentire in casa mia.

Parto tra pochi giorni. Di nuovo in aereo, e non so ancora se imbarcherò un bagaglio o no. Per 3 giorni posso cavarmela con un bagaglio a mano, liquidi a parte. Lotterò col beauty per farci andare al massimo 1000ml di liquidi in confezioni da 100ml ciascuna. Maledetti controlli doganali.

Tornerò frastornata, Ma ripartirò molto presto. Il calendario vede un weekend lungo che non potrò sfruttare, partirò subito dopo, che sfiga. Ma starò fuori un po' , a tempo non determinato. Due viaggi in due settimane, ma mi aspetto il terzo come imprevisto da un momento all’altro. Meno male che solo per il primo dovrò lottare con i liquidi, e con l'aeroporto più perdibagagli d'Italia.

Stasera si sta facendo tardi e il telefono non suona, e chissenefrega se potrei dover fare un percorso che non so domani. Tanto l’ansia ce l’ho pure se ho studiato. Tanto vale…non studio così l’ansia mi viene solo se scopro a mezzanotte di dovermi preparare. Forse a prenderla così funziona un po’ meglio. Forse.

 

venerdì, 02 maggio 2008,13:48

Potevo starmene a casa in un ponte primaverile? No, proprio non potevo!

E potevo non fare qualcosa di diverso, in posti diversi, con mezzi di trasporto diversi?

No, davvero non potevo.

E allora, dopo aver affrontato i primi 450Km di treno (giusto per scaldarsi raggiungendo in realtà non la destinazione, ma il punto di partenza!), il mio caro trolley ha dovuto lasciare il posto ad un bagaglio molto più compatto: una borsa laterale da montare sulla moto del mio amato compagno di viaggio! Non c’è che dire, almeno stavolta potevo portare i liquidi nel bagaglioJ

Considerato anche il bauletto, che però va lasciato parzialmente libero per poterci poi riporre i caschi una volta a destinazione, ce la siamo cavata abbastanza bene. Le borse sono molto più capienti di quello che sembrano. Il mio beauty nel frattempo, ha superato il viaggio di rodaggio a Dublino, quindi è stato promosso a “beauty da viaggio”: quelle confezioni piccole sono troppo azzeccate per farne a meno, ed ho persino trovato un campioncino di profumo non di vetro!  

Il transalp non sembra risentire poi troppo del peso, e per questo ringraziamo mentalmente Marco e il suo lavoro sulle staffe che reggono le borse. Piccole, quasi invisibili ma efficaci! L’unico difettuccio è che la moto carica consuma molto di più, ma c'era da aspettarselo. Attreziamo la moto, e raggiungiamo altri due bykers, loro con un CBR, con cui condivideremo il viaggio e la giornata di oggi.

Sistemato il loro navigatore satellitare nella borsa-serbatoio (che invidiamo fortemnte e pensiamo di comprare!), partiamo alla volta del lago Trasimeno.

Poco meno di 3 ore di viaggio (la posizione sulla sella prevede alcune soste necessarie a sgranchirsi, in modo particolare ne ha bisogno la schiena della mia collega “passeggera”, a bordo dell’altra moto) e facciamo la nostra passeggiata-scampagnata del 25 Aprile sul lago con tanto di gita sul traghetto.

 I nostri colleghi ci lasceranno la sera per tornare a casa, anche se ha iniziato a piovere sperano di lasciarsela alle spalle scappando più velocemente delle nuvole. Noi invece restiamo, perché abbiamo prenotato un albergo per il nostro weekend in due.

Il tour dell’Umbria prosegue il giorno seguente.

Scopriamo di essere abbastanza vicini a molti posti degni di visita, e scegliamo di fare un vero e proprio giro.

Prima vediamo la Cascata delle Marmore, dove decidiamo di percorrere anche un sentiero pedonale. Ben presto ci rendiamo conto che indossare  il giubbotto da moto per percorrere il sentiero in salita non è stat auna scelta felice: la sauna è assicurata e gratuita, ma non si può scegliere di evitarla, visto che è l'unica cosa impermeabile che ci permette di passare accanto alla cascata senza bagnarci. A pensarci bene, non è che avessimo molte alternative perché nel bauletto possiamo lasciare o i caschi o i giubbotti e non c'è dubbio su quale sia la cosa più scomoda da portarsi dietro!

La nostra seconda tappa è Assisi, per vedere la splendida Basilica di San Francesco nella quale io ero già stata, ma lui no!:)

Scappando da una incombente nuvola nera che però miracolosamente ci risparmia, scopriamo di aver percorso circa 250Km quando la sera rientriamo a Passignano sul Trasimeno, dove ci aspetta una cena casereccia a base di pasta fatta in casa e carne. E dove io inizio a rincunciare ad avere dei capelli presentabili, visto l'effetto del casco.

Stanchi ma felici, l’indomani ci rimettiamo in viaggio per tornare a casa (va beh, casa è un concetto complicato, diciamo che torniamo al punto di partenza che avevo raggiunto con 450Km in treno, vale a dire Marcelli), con una tappa per strada per vedere la meraviglia delle Grotte di Frasassi, nel territorio di Genga.

Quando arriviamo, capelli indomabili a parte, siamo a dir poco congelati.

 

Probabilmente ha piovuto nella notte, o comunque le stagioni in Umbria arrivano con un po' di ritardo e noi che siamo in moto con i jeans non siamo vestiti in modo adeguato. Prendiamo mentalmente l'appunto di comprare dei pantaloni impermeabili da moto (da mettere al volo sopra i jeans) e speriamo che nelle grotte faccia più caldo, visto che ci dicono che lì dentro ci sono 14 gradi costanti tutto l'anno.

Lo spettacolo delle stalattiti e delle stalagmiti ci ricompensa del gelo...il panino col ciaiuscolo* marchigiano scalda anche lo stomaco, e si riparte per tornare al mare, dove la giornata è decisamente più primaverile e c'è un sole da far venire voglia di fare il bagno...se non fosse che siamo abbastanza stanchini del viaggio!

Bilancio del weekend:

- abbiamo fatto circa 700Km in moto :D

- prima o poi compreremo i pantaloni da pioggia e la borsa serbatoio.

- una stupidissima caduta del bauletto ha danneggiato l'unica cosa importante che serve davvero: un pezzettino di plastica minuscolo che serve a tener chiuso il bauletto! Pazienza...ci sarà da ripararlo!

- abbiamo fatto circa 130 fotografie che inaugurano la nuova canon:D

- sto valutando seriamente l'ipotesi di tagliarmi i capelli a zero, ma credo sia una cosa che farò solo quando deciderò davvero di prendere la patente A (se trovo una moto che riesco a tenere in piedi però...)! :D

 

*leggi: salame tipico

 

sabato, 19 aprile 2008,16:05

Strange, funny and beautiful things in Dublin.

 

Che quando vai all’estero ci siano cose che trovi strane non è una novità. A volte alcune di queste cose le trovi strane ma anche belle, o per meglio dire positive.

Vediamo le stranezze di Dublino!

Cominciamo con qualche cartello pubblicitario tipo questo:

 

 Come lo potevano chiamare un posto dove si vende cibo paradisiaco se non “manna”?

 

Pubblicità progresso nei bagni femminili della biblioteca del Trinity College:

 L'immagine sfocata richiede il sottotitolo. C'è scritto: "You have 350,000,000 chances of getting pregnant after inprotected sex. It only takes one sperm." e il logo recita "Think contracception".

Messaggio di benvenuto per i celiaci nella bacheca fuori alla St.Mary’s Pro Cathedral (anche loro possono fare la comunione, chiedendo di bere dal calice anziché mangiare l'ostia!!):

 

Ed ora, alcune cose senza supporto fotografico.

In una mega cartoliberia c’è una sezione “Wedding” in cui c’è davvero di tutto: partecipazioni pronte, guest book, album di fotografie, cornici, sposini cake-topper, e migliaia di bigliettini d’auguri da inviare per fare le congratulazioni per le nozze!

 

Lo smaltimento rifiuti funziona in un modo a dir poco efficace. Esistono due sole buste: una nera per il non riciclabile e una verdina e trasparente per il riciclabile (tutto: plastica, carta...eccetto il vetro che va a parte). La ritirano tutta una volta a settimana, ma quella verde viene ritirata gratuitamente, quella nera invece viene ritirata solo se sopra la busta c'è l'apposita etichetta che si vende un po' ovunque e che ovunque si paga lo stesso prezzo. Una specie di "monopolio di stato", o qualcosa del genere. Non esiste nessun’altra tassa sullo smaltimento rifiuti.

 

Gli autobus di Dublino non si fermano alla fermata se non segnali che vuoi salire, e non puoi fare il biglietto se non hai la moneta contata. O meglio, lo puoi fare ma al posto del resto ti viene dato un buono con cui puoi ritirare il resto presso l'ufficio centrale della Dublin Bus. Però c'è di buono che se l'autobus è pieno non si ferma più alle fermate se nessuno deve scendere, così non sei mai stipato come una sardina in piedi nell’autobus…

 

Nelle toilette femminili di ogni singolo pub ci sono distributori di tampax e profilattici. Cioè tutto quello che ti può servire e puoi aver dimenticato a casa se sei uscita una sera e sei in un pub. In alcuni, come diceva Miriam, c’è la piastra per capelli a tempo!:)

 

L’accento dublinese in inglese fa morire dal ridere. Ad esempio, la U resta u in parole come bus, Dublin, but. La t è molto tch, come se leggessimo watch invece di what e cosi anche il “seat” in aereo. E dulcis infondo il meraviglioso about che si legge proprio abOut!

 

Per la serie…paese che vai, usanza che trovi!

by giorgiariccia | commenti (6) | commenti (6)(popup)
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sabato, 19 aprile 2008,15:17

DIARIO DI UN VIAGGIO

 

3. Il ritorno (che poi è anche un'andata)

Mercoledì. Mi sveglio e noto che incredibilmente Marco è ancora a letto. Alla valigia mancano le ultime cose. Marco mi accompagnerà alla fermata dell'autobus dove Peppe verrà all'aereoporto con me. Abbiamo infatti scoperto per caso che siamo sullo stesso aereo. Tento di chiudere la valigia, appena appena più gonfia di quella dell'andata, ed io e Marco sentiamo un improvviso 'crack'. Che cavolo si sarà rotto? è il caso di aprirla per capire cos'è? Nella frazione di secondo in cui ho pensavo di lasciarla stare così, tanto bagnoschiuma e cose strane non ne avevo…mi balena in mente il campioncino di profumo di vetro!!! Capperi!!!! Prendo il beauty e lo svuoto immediatamente, completamente e irrimediabimente sul mobile in camera, questo molto prima di rendermi conto di averlo svuotato sulle carte della banca di Marco e con la finestra ancora chiusa!! va beh, diciamo che volevo lasciare un segno tangibile di me in quella casa!! Hihih

Risolto il dettaglio, io e Marco ci avviamo verso la fermata con la valigia e con molta calma. Ci fermiamo a mangiare un doppio cheese burger al Mc Donald's perché, si sa, tornata in Italia avrei ricominciato a mangiare molto healthy e quindi era assolutamente necessario mangiare un’ultima schifezza. Ok, non era l’ultima visto che in aeroporto io e Peppe ci siamo presi un'altra cioccolata calda, ma che importa!

Peppe arriva semi addormentato e Marco ci saluta col fazzoletto bianco alla fermata... che tristezza!

Il volo fila liscio al punto che il sonno prende il sopravvento su di me. Io e Peppe ci salutiamo alla stazione Termini di Roma, dove mi aspetta Roberta e l'inizio di un'altra vacanza nella vacanza, ma questo è un altro viaggio.

sabato, 19 aprile 2008,15:13

DIARIO DI UN VIAGGIO

 

2. Il soggiorno – terza e ultima parte 

(le parti si sono rese necessarie a causa della lunghezza del post)

Martedì, È il mio ultimo giorno completo a Dublino, bisogna assolutamente trovare il modo di riempirlo tutto. Punto la sveglia alle 6.50: oggi vado con Miriam alla sua scuola. Visto che oggi ha lezione solo fino alle 12.30, è un buon giorno per andare a Phoenix Park quando avrà finito le lezioni.

Dopo 10 minuti a piedi, 20 di autobus, altrettanti di altro autobus e altrettanti di salita a piedi in una stretta stradina che costeggia un fiume, arriviamo a Mount Sackville school! Lì mi danno un passo da visitatore, così posso andarmene in giro per i corridoi con le ragazzine in divisa oppure starmene tranquilla nella sala professori ad ascoltare un perfetto inglese madrelingua in contesto informale. Le mie orecchie se la godono: altro che i-pod!  Intorno a me l’arredamento mi ricorda tantissimo quello delle varie scuole in cui, da ragazzina, ho fatto i corsi di inglese a Londra! Incredibile...gli anglosassoni non hanno un minimo di fantasia. All'ora dell'intervallo però viene offerto a tutti the o caffè (va beh acqua sporca) e biscotti. Wow! Nella sala professori in realtà c’è sempre a disposizione una di quelle macchine che erogano acqua bollente e delle bustine di the o il caffè solubile per chi vuole. C'è una cucina intera con delle piastre per cucinare, il frigo, due microonde. La gente lì è abituata a mangiare sul posto di lavoro e quindi sono tutti attrezzati.

Il prof di musica avrà si e no 30 anni, è molto carino e comincia a chiacchierare, incuriosito dal fatto che ci fosse un’estranea seduta ai loro tavoli da prof. Sei una prof. anche tu? - mi chiede. E il tempo passa in un secondo. Miriam arriva con un pacco di materiale didattico per la prossima settimana. Lo sistemiamo e ce ne scappiamo al parco. La pioggia d'Irlanda ha deciso che io almeno un giorno la dovevo vedere, quindi al parco ci restiamo poco. Il tempo di mangiare sotto un riparo dalla strana forma tipo fungo...e poi ci dirigiamo al centro commerciale di Dun Drum. Da lì, Marco è più vicino, quindi potremmo raggiungerlo quando esce dal lavoro e tornare insieme in centro. Il cento commerciale è e-no-r-me!! Le scale mobili fanno effetto Hogwarts!! Quanti piani avrà?

Ci sono persino delle postazioni self-service per cercare il negozio che vi interessa, altrimenti lì dentro come lo trovate? Da sopra si può vedere un vero sushi-bar in funzione: di quelli con i binari scorrevoli su cui camminano le porzioncine di cibo.

I clienti si servono dal binario e poi pagano il conto in base al numero e al colore delle coppettine! Geniale!

Nell’autobus che ci ha portate qui mi sono addormentata (non c’è nulla da fare…gli autobus a Dublino sono troppo comodi, io mi addormento dopo 15 minuti…), quindi riteniamo giusto fare colazione!!! Butler’s ha una sede anche qui quindi cappuccino e una torta banana e cioccolato per me, cioccolata calda e cheesecake per Miriam! Inutile dire che nessuna di noi due ha cenato, la sera!

Marco prende la Luas sulla quale dopo due fermate saliamo noi. Arriviamo in centro che è un ottimo orario per andare a bere a temple bar, un pub qualsiasi. Ascoltiamo la musica e dove più ci piace entriamo. Troviamo un posticino e ci sono due musicisti con le chitarre. Bravi! Ci raggiungono Delphine e Nais…è la mia ultima sera e mi vengono a festeggiare!:)

Il meglio arriva quando verso mezzanotte sale su un altro palchetto un altro musicista….da solo e con la chitarra acustica…ma davvero un mostro! Canta e suona da far venire la pelle d’oca e poi chiede al suo pubblico di fare delle richieste. A poco a poco qualcuno si avvicina e lui con piacere suona: Oasis, U2, Rem, Police...ma bravo bravo bravo! Ho concluso decisamente bene la mia ultima serata a Dublino. Quando rimetto piede nel letto, dopo aver sistemato la valigia per il giorno dopo, sono passate ormai 20 ore da quando l'avevo lasciato.